You are currently browsing the category archive for the '2 - Atto Secondo' category.
Se c’è qualcosa di sconveniente nei movimenti attraverso lo spazio-tempo è la loro totale casualità, la loro incontrollabilità, l’assenza di servizi igenici, e la seccante verità che una volta imbarcatisi in un viaggio è praticamente impossibile fare ritorno sulla propria linea temporale. Questo perchè esistono infinite linee temporali parallele, che presentano infinite varianti che le distinguono tra loro. Ciò implica cambiamenti spaziali, fisici, storici e sociologici da cui deduciamo l’esistenza di infiniti universi differenti tra loro. E’ difficile comprendere la natura di queste fratture e di questi viaggi, così come per Mike Fettuccini risultava decisamente arduo comprendere perchè fuori dalla porta della camera in cui si era svegliato si trovasse un’allevamento di ultramucche kevorchiane.
Ovviamente Mike non aveva idea di cosa fosse un’ultramucca kevornchiana, ed effettivamente potrei anche raccontarlo, ma in tutta sincerità, non ne ho la minima intenzione. Fu piuttosto sorpreso quando aprì la porta che dava sul lungo corridoio di una stalla. Non aveva voglia di pensare al motivo per cui una stanza da letto dovesse aprire il suo uscio nel mezzo di un capannone puzzolente, per cui semplicemente non lo fece. La prima cosa che lo colpì fù la straordinaria dimensione delle sbarre che delimitavano le recinzioni dell’area adibita agli animali. Curioso si sforzò di individuarne gli abitanti. Catturato dalla particolare forma di quelli che sembravano essere dei bovini di stazza poco credibile si lasciò andare in espressioni ancor meno credibili. Dal canto loro le ultramucche kevorchiane furono piuttosto divertite dalla presenza di un minuscolo esserino dall’aria alquanto stupita, ma il loro profondo rispetto per gli altri esseri viventi impedì loro di abbandonarsi in grasse risate di scherno, si limitarono quindi a ruminare con indifferenza. Improvvisamente delle grasse risate di scherno arrivarono dall’ingresso del capannone, laddove un’ombra umanoide si ergeva in controluce.
-Ma guardati, sembri uscito da un elettroguscio di Martyrdom!-
Mike si sentì piuttosto in imbarazzo, nonostante non avesse capito nulla. Infondo indossava una maglietta nera macchiata di olio per fritture, un paio di boxer grigi e delle pantofole in tartan rosso. La figura cominciò ad avanzare verso di lui brandendo uno strumento simile ad una lancia. Era piuttosto minacciosa, ma a provocare un corto circuito nel suo cervello non fu il timore per l’arma, ma le squame. Frettolosamente estrasse la spada dal fodero con la mano che tremava e la brandì in un modo piuttosto cinematografico, peccato che il suo abbigliamento gli facesse perdere la poca credibilità che la posizione di guardia gli conferiva. Inesorabilmente lo strano essere si avvicinava, rendendosì sempre più visibile. L’aspetto di quest’ultimo non faceva un bell’effetto sulla stabilità di Mike. Una sorta di lucertoloide bipede, ricoperto di scaglie verdi, due occhi gialli, una dentatura affilata, una lunga coda e una muscolatura estremamente sviluppata ne facevano una creatura decisamente inquietante. Poteva sembrare il frutto dell’amore tra un essere umano ed un drago di kommodo. Mike si soffermò su quest’ultima, colorita, immagine. Intanto il rettile era giunto ad un passo da lui. Indossava dei jeans corti, tagliati alle ginocchia, una T-Shirt bianca, decisamente sporca e degli stivali da guado.
-Benvenuto…-
Pronunciò con una voce roca e profonda lo strano essere. Mike perse i sensi.
